WILL’O’WISP
“Mot”

Dopo un lavoro fantastico come “Inusto”, non deve essere stato proprio facile per il mastermind della band Paolo Puppo decidere verso quali lidi portare i Will’O’Wisp. Già dalla ultima intervista che mi rilasciò il chitarrista ligure, era ben chiaro che qualcosa sarebbe dovuto necessariamente cambiare a livello di composizione, dal momento che “Inusto” rappresentava per forza di cose un punto di arrivo decisamente insuperabile in fatto di Technical Death. Tuttavia, tra i vari film che mi ero fatto, l’unica cosa a cui non avevo affatto pensato era quello di imbruttimento e semplificazione del loro sound. Infatti, “Mot” mostra il lato carnale e sanguinolento dei Will’O’Wisp, attraverso composizioni più brevi e violente ottenute scarnificando il proprio sound al fine di ricreare una atmosfera ferale e selvaggia. Sembrerà forse un po’ ridicolo, ma la prima immagine che mi si è formata in testa durante il primo ascolto di questo “Mot” è stata la scena della fuga di Indiana Jones attraverso la miniera in “Indiana Jones E Il Tempio Maledetto”. Detto così potrebbe far sorridere, e sicuramente la cover dell’album avrà suggestionato in qualche modo questo mio ricordo d’infanzia, però in effetti su “Mot” non c’è un momento di respiro, la band aggredisce senza sosta l’ascoltatore, lasciando gli unici scampoli melodici agli assoli di Puppo, con il buon Deimos assolutamente credibile nelle vesti di officiatore di qualche antico culto sanguinario. Non nascondo che i primi ascolti siano stati piuttosto complicati, dal momento che questo drastico cambio di rotta mi ha decisamente spiazzato. Dopo i voli pindarici di “Inusto”, la violenza di “Mot” era decisamente inaspettata. Lo stile di Puppo è quello e si riconosce, sebbene declinato in forme più semplici e dirette, però ho necessitato di molteplici ascolti per trovarne una chiave di lettura. Non lo so, ma mi sembrava tutto troppo semplificato, con una “The Calling One” che con tutti i suoi cambi di passo ed atmosfera pareva praticamente inconcepibile su “Mot”, dove anche i synth di Oinos avevano perso tutta la propria ricchezza di colori. L’unico punto positivo che appariva da questi primi e deludenti ascolti era senz’altro Deimos, i cui screaming migliorano ormai costantemente di uscita in uscita, risultando via via sempre più versatili e ricchi di interpretazione. Tuttavia, nonostante fossi piuttosto amareggiato al prospettarsi di una stroncatura, ho deciso di lasciar decantare il disco per un paio di settimane, per poi riprenderlo in seguito con più tranquillità. E le cose sono sicuramente migliorate, eliminando dalla mente tutte le mie aspettative, “Mot” si rivela più in linea con “Inusto” di quanto non si creda. L’opener “I Am Pestilence” o “The Seven” mostrano la caratteristica caratura tecnica della band, declinata come detto in un versante più aggressivo e violento, ma che riesce comunque a risultare anche “cinematografica” come in “Rephaim”, ricca di trombe e tamburi marziali. Ora, non vorrei dire che questo disco non mi sia piaciuto, cosa affatto non vera, ma continuo a trovare un pochino pesante riuscire ad arrivare fino in fondo. La cosa è alquanto strana poiché, a parte un paio di brani che effettivamente non mi convincono come “Those Of The Annihilation” o “Rain Of Fire”, se mi vado ad ascoltare i brani singolarmente non trovo nulla di tutto questo. Anzi, dirò di più, la prima metà dell’album si attesta praticamente su livelli altissimi. Insomma, un lavoro bello ma controverso, almeno per il sottoscritto, di cui sarà di sicuro interessante parlare con Paolo Puppo in una intervista che di qui a breve pubblicheremo.

BRIEF COMMENT: “Mot” is the feral and bloodthirsty side of Will’O’Wisp, made of direct and no frills tracks, whose sole purpose is to load the listener head down. “Mot” is the exact opposite of its predecessor “Inusto”, but its full descent from it is still quite readable. Speaking on a personal basis, I do not deny having trouble finding a real key to read the record, probably because of my total fixation for the previous “Inusto”. However, after a moment of personal confusion, this album is absolutely worthy, and the first half of it is merciless.

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Etichetta: Nadir Music
Anno di pubblicazione: 2018
TRACKLIST: 01. I Am Pestilence; 02. Throne Of Mekal; 03. The Seven; 04. Rephaim; 05. Hall Of Dead Kings; 06. Banquet Of Eternity; 07. Descending To Sheol; 08. Those Of The Annihilation; 09. Kavod; 10. Rain Of Fire; 11. MLKM
Durata: 34:45 min.

Autore: KarmaKosmiK

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