INTERVISTA WILL’O’WISP – Paolo Puppo

Lungamente atteso dal sottoscritto, il nuovo lavoro a firma Will’O’Wisp intitolato “Mot” è stato sicuramente uno dei dischi che più ho ascoltato negli ultimi mesi. Sanguinario e ferale, la band del chitarrista genovese Paolo Puppo tira fuori in questo contesto, l’opera più violenta della propria carriera. Come ho ampiamente scritto in sede di recensione, “Mot” si mantiene un lavoro certamente sopra le righe, sebbene continui a rimanermi qualche dubbio sull’effettiva riuscita di alcune tracce. Un motivo in più per contattare il sempre disponibile Paolo per una nuova intervista.

Ciao Paolo, di nuovo bentornato sulle pagine di Hypnos Webzine. È sempre un gran piacere parlare con te! Insomma, che mi dici? Come sta andando la promozione del tuo nuovo lavoro “Mot”? Ci sono buoni riscontri?

Paolo Puppo: Ciao KarmaKosmiK! E’ un piacere essere nuovamente Tuo ospite. Tutto bene direi, ed anche “Mot” pur essendo un full length molto differente dal predecessore è probabilmente a riscontro di critica e pubblico quello che è piaciuto di più. Non me lo attendevo proprio perché staccava molto da un certo tipo di soluzioni, ma forse la sua forza sonica è riuscita comunque a conquistare critica ed ascoltatori. Mi attendo che prima o poi, come comunque accade per tutti i lavori, qualcuno solleverà delle legittime critiche o semplicemente apprezzerà meno questo stile rispetto al precedente, ma fa parte della storia della band: Will’O’ Wisp nel bene e nel male non è mai stata uan formazione dai lidi musicali confinati. Si adatta la musica alla tematica che si vuole trattare di volta in volta, quindi necessariamente ogni lavoro stacca dai precedenti. Mi pare però di poter dire che lo stile della band, l’identità insomma, sia rimasta riconoscibile.

Con il precedente “Inusto” ci hai portato verso vette artistiche estremamente elevate, visto il connubio tra la tua musica e l’opera artistica di Nicholas Roerich. Ora con questo nuovo “Mot” sembri rivolgere la tua attenzione verso qualcosa di più reale e tangibile, per non dire sanguinario. La stessa cover vuole evocare qualche culto dimenticato, nel quale il sacrificio umano non era affatto una eccezione. Come mai questo cambio repentino a livello di concept? Mi puoi dare anche una interpretazione del significato della parola “Mot”?

Paolo Puppo: Sanguinario è assolutamente esatto. Nutro una grande passione per l’archeologia e le civiltà dimenticate nonchè verso parte della tradizione ebraica e Canaanita, ovviamente per non citare la Mesopotamia. Il tutto è partito da una mia lettura dell’epica di Erra nella traduzione di L. Cagni famoso accademico italiano degli anni 60/70. Di lì poi ho approfondito la tematica dei Sibitti, e quindi sono giunto alla tradizione dei Rephaim che ha echi nella bibbia, ma che è ben presente nei testi di Ugarit. Ne è venuto fuori un quadro antico fatto di Re, guerra e conquista, ed anche di ira divina e seguente istruzione. MOT è il dio della morte dell’antica città di Ugarit da cui deriva la parola araba mawat (morte appunto) dalla radice semitica MT.

La stessa musica presente in “Mot” sembra aver cambiato completamente il tuo modo di comporre. I Will’O’Wisp odierni sembrano voler puntare, anche se solamente in apparenza, più su un impatto sonoro diretto e brutale, che sull’aspetto tecnico e compositivo, come invece avveniva su “Inusto”. Come ti ho scritto per email, le mie primissime impressioni furono estremamente contrastanti. Ricordando la tua precedente intervista, mi dicesti che il disco successivo sarebbe stato molto diverso, poichè con “Inusto” avevi detto tutto quello che c’era da dire su un certo tipo di Death Metal. Francamente avrei immaginato un tuo spostamento verso lidi più soft e progressive, non certo un indurimento di questo tipo. Come mai questa scelta stilistica?

Paolo Puppo: Semplicemente perché ogni disco della band si lega a quanto deve narrare. “Inusto” non poteva non andare su quelle sonorità vista la carica mistica e spirituale enorme del personaggio omaggiato. “Mot” di contro è un disco che parla di semidei, di guerra, punizione divina, battaglie e distruzione. Sonorità alla “Inusto” non avrebbero espresso nulla di tutto ciò, per cui ti direi che l’approccio è rimasto il medesimo, chiaramente dovevano mutare le soluzioni stilistiche.

Come ho scritto nella precedente domanda, nonostante siate diventati con “Mot” estremamente diretti e brutali, non significa che abbiate messo del tutto da parte la vostra immensa tecnica strumentale. Anzi, dopo molteplici ascolti, una linea di continuità fra i due lavori inizia ad emergere in modo prepotente, e c’è pure spazio qua e là anche per alcuni tuoi fantastici assoli. Osservando “Mot” all’interno della vostro discografia, in che maniera lo collocheresti e descriveresti?

Paolo Puppo: Come l’evoluzione del nostro lato Death e magari a sorpresa anche progressivo. Noi siamo una band Death Metal e questa è la nostra radice di partenza. Però come hai notato se ti fermi a riascoltare cogli il grosso lavoro di arrangiamento. Proprio per la carica aggressiva del lavoro non era facile integrare tutti i fiati, i flauti, l’arpa e quant’altro, eppure a mio avviso ciò avviene in modo naturale. Diciamo che se Inusto esplorava il nostro lato più progressivo “Mot” si sposta nella direzione opposta nascondendo la componente progressiva in un direi sottile e ragionato arrangiamento.

Tornando all’aspetto visivo di “Mot”, a prima vista, l’immagine della grotta a forma di teschio mi ha ricordato immediatamente un qualche vecchio film di Indiana Jones. Poi, osservando meglio la sovracopertina, quello che in apparenza sembrava qualche scultura di tipo Inca o Atzeco, sembra invece che ti stai riferendo a qualcosa relativo ai Sumeri o Babilonesi. Potresti dare la tua interpretazione della copertina relativamente al concept?

Paolo Puppo: Il concept è a tutti gli effetti su base archeologica. Il teschio con copricapo mesopotamico simboleggia tanto la teoria dei semidei/eroi che del Dio della morte dell’antica Ugarit appunto nominato Mot. Lo scenario è volutamente quasi onirico c’è l’oro simbolo della regalità e del potere ma è un oro antico e su quelle rovine si staglia la morte poichè anche la gloria e la potenza più profonda debbono inevitabilmente arrendersi di fronte ad essa. La storia scorre, le gesta rimangono ma nei ricordi, e gli imperi cadono e passano.

Anche i testi sembrano avere seguito questo processo di semplificazione, puntando verso invocazioni a dei crudeli e sanguinari. Capisco la necessità di adattare le liriche ad un concept diverso, ma ho la sensazione che questo processo di semplificazione sia andato troppo oltre, portando anche ad alcuni testi piuttosto banali. Non che chiedessi trattati filosofici o chissà cosa. Ma forse un pochino più di ricercatezza avrebbe certamente giovato. Che ne pensi?

Paolo Puppo:Beh credo in senso buono che le vette poetiche di Roerich ti abbiano positivamente colpito, ma in realtà non vi sono state semplificazioni. L’80 % dei testi di “Mot” proviene da tavolette originali sia di Ugarit che accadiche e “Kavod” è tratto pari pari dal libro di Ezechiele dalla Bibbia. Miei sono solo i testi di “Hall Of Dead Kings” e in parte di “MLKM”. Per il resto è tutto materiale originale semplicemente adattato alla metrica ma anche le parole stesse non sono state quasi mai cambiate e quando è avvenuto il senso è stato mantenuto. Si va dall’incoronazione dell’ultimo re di Ugarit al libro di Enoch, ad Ezekiele ad un racconto accadico sulla distruzione di una città con fuoco dal cielo (probabile come azzarda Sayce fosse la biblica Sodoma) alla demoonologia babilonese di the seven ed all’epica di Erra con “Those Of The Annihilation”. Semplicemente sono testi diretti, epici, parlano di guerra distruzione ed ira divina. Ma ti confermo siano testi originali.

La cosa che esce subito dall’ascolto di “Mot” è che la maturazione di Deimos come vocalist è ormai giunta a pieno compimento. La sua interpretazione è assolutamente devastante e convincente, ed il suo apparire monocorde è ormai un lontano ricordo. Sei d’accordo con me?

Paolo Puppo: Assolutamente sì, sfrutta completamente tutto il suo range in modo molto espressivo!

Invece, parlando della prestazione di Oinos, niente da dire per le sue parti di batteria, distruttive ed intricate come suo solito. Invece, l’ho trovato meno convincente su quelle di synth. Ero abituato ad i suoi intermezzi ad alto tasso di spiritualità, se così vogliamo dire, mentre ora il suo ruolo sembra un pochino marginale, limitando il suo operato con quei synth che comunicano una certa marzialità ai brani.

Paolo Puppo: Sì rientra nel carattere del disco che come dicevamo non è un disco spirituale. Il fatto che tu abbia usato giustamente l’aggettivo marziale mi conferma che quanto dovevamo dire sia giunto. Se però fai caso al suo solo in “Those Of The Annihilation” potrai cogliere una grande complessità espressivo- compositiva, ma anche esso è un solo che simula un evento catastrofico, “Mot” non ha spazi per tematiche che non siano estremamente aggressive.

Di una cosa certamente non avrei dubbi. Questi pezzi live spaccherebbero. E’ proprio sicuro che non ci sia spazio per un evento live per i Will’O’Wisp nel prossimo futuro?

Paolo Puppo: In assoluto non si esclude. Ti posso però dire che ho in mente un qualcosa! Ma per il prossimo lavoro!

Ultima domanda. Hai già in testa qualche idea sul successore di “Mot”? Potresti darmi qualche informazione al riguardo?

Paolo Puppo: Sì abbiamo il concept. Posso dirti che si tratterà di qualcosa a metà far tutti i lavori della band poiché è una tematica molto particolare e complessa e dovrà richiedere una panoramica di soluzioni compositive a 360 gradi. Sarà comunque l’album più scuro e folle della nostra carriera.

OK! Questa era proprio l’ultima domanda. Ti ringrazio nuovamente per la tua enorme disponibilità. Concludi l’intervista nella maniera che più preferisci. A presto!

Paolo Puppo: Grazie mille a Te e a tutti i lettori di Hypnos! Se vi piace il disco supportateci e fatelo vostro! Una mano fa sempre tanto piacere!

Autore: KarmaKosmiK

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